Il contributo sull’alimentazione nell’anno 2022

Il contributo sull’alimentazione nell’anno 2022

Con l’adozione delle modifiche all’imposizione fiscale dell’alimentazione in vigore dall’anno 2022, verrà meno l’avvantaggiamento della fornitura di buoni pasto nella concessione di un più elevato contributo sull’alimentazione e l’imposizione fiscale sarà la medesima sia sui buoni pasto, sia sul contributo finanziario sull’alimentazione.

Dal 1° marzo di quest’anno la normativa è stata modificata nel senso che i dipendenti possono scegliere se il contributo sull’alimentazione verrà loro corrisposto dal datore di lavoro come un contributo finanziario o in forma di buoni pasto (come era originariamente).

Attualmente vale che nell’importo di 2,81 euro (55% dell’ammontare dell’alimentazione) il contributo finanziario sull’alimentazione per il dipendente è esente da imposta sul reddito. Dall’imposta sul reddito è esente anche il contributo dal fondo sociale. Lo stesso vale ugualmente sia per il contributo finanziario, sia per il buono pasto. Se però il datore di lavoro avesse deciso di contribuire sull’alimentazione dei dipendenti volontariamente in importo maggiore, quindi oltre la suindicata somma di 2,81 euro e con contributo dal fondo sociale, allora in questo caso conveniva di più contribuire nella forma di buoni pasto per i dipendenti. Questo perché tutto il suo intero importo è esente da imposta per il dipendente. Nel caso di un contributo finanziario volontario sulla retribuzione per l’alimentazione, detta esenzione da imposte non è più utilizzabile, trattandosi in sostanza di “retribuzione” del dipendente che è soggetta a imposte e contributi sanitari e previdenziali, di talché al dipendente conviene meno.

La riforma del Codice del lavoro affronta proprio questa discrasia. Dal 1° gennaio 2022 saranno esenti da imposta sul reddito fino all’importo di 2,81 euro nello stesso modo tutte le forme di contributi sull’alimentazione, quindi i buoni pasto ed il supplemento finanziario alla retribuzione.

È stata modificata anche l’imposizione fiscale dei lavoratori autonomi. Il contribuente che applica il regime delle spese deducibili dimostrabili non dovrà più dimostrare l’importo dell’alimentazione con un documento fiscale per l’acquisto degli alimenti, ovvero per l’acquisto dei buoni pasto. Contestualmente, ciò significa però che l’attuale importo fatto valere al massimo di 5,10 euro (che era necessario documentare) si riduce a 2,81 euro, che tuttavia per il lavoratore autonomo significa un importo inferiore delle spese, quindi una base imponibile più elevata ed una maggiore imposta stessa.

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