La Corte di Giustizia dell’Unione Europea apre uno spiraglio all’illegittimità della normativa italiana sulla circolazione in Italia di veicoli immatricolati all’estero

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea apre uno spiraglio all’illegittimità della normativa italiana sulla circolazione in Italia di veicoli immatricolati all’estero

Nel dicembre del 2021 è stata pubblicata la recentissima sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 16/12/2021 nella causa C-274/20. La problematica affrontata dai giudici europei ha riguardato il quesito se il divieto posto a carico di un residente in Italia – da più di 60 giorni – di circolare in Italia con un veicolo a motore immatricolato in un altro Stato membro dell’Unione Europea sia conforme ai principi di libera circolazione sanciti dai Trattati europei. Sui dettagli della problematica rinviamo la lettura a un nostro articolo pubblicato su questo link.

La sentenza in commento (il cui testo completo è rinvenibile su questo link) ha sancito il seguente principio: “L’articolo 63, paragrafo 1, TFUE dev’essere interpretato nel senso che esso osta alla normativa di uno Stato membro che vieta a chiunque abbia stabilito la propria residenza in tale Stato membro da più di 60 giorni di circolarvi con un autoveicolo immatricolato in un altro Stato membro, a prescindere dalla persona alla quale il veicolo è intestato, senza tener conto della durata di utilizzo di detto veicolo nel primo Stato membro e senza che l’interessato possa far valere un diritto a un’esenzione, qualora il medesimo veicolo non sia destinato ad essere essenzialmente utilizzato nel primo Stato membro a titolo permanente né sia, di fatto, utilizzato in tal modo.”.

Da parte nostra, sulla questione quivi trattata abbiamo due osservazioni.

La prima è che la sentenza in parola è stata emessa in risposta ad un rinvio pregiudiziale, di talché non annulla, né rende generalmente inapplicabile la normativa italiana. Questo significa che continua a sussistere a carico dei residenti in Italia, che siano dipendenti o collaboratori di una società slovacca, di essere muniti della documentazione prevista dalla legge italiana per circolare legittimamente in Italia con un veicolo a motore intestato alla società slovacca di cui sono dipendenti o collaboratori.

La seconda è che per approfondimenti consigliamo di rivolgersi a un professionista italiano che abbia dimestichezza con la materia, giacché la problematica attiene alla legislazione italiana.

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